A.N.S.I.: No a interventi normativi senza visione d’insieme sulla Sanità Integrativa
(Adnkronos) –
Formello, 2 aprile 2025 – L'Associazione Nazionale Sanità Integrativa e Welfare (A.N.S.I.) interviene nel dibattito sulla Sanità Integrativa per chiarire alcuni aspetti fondamentali, spesso oggetto di interpretazioni errate. Sempre più frequentemente si discute della necessità di un riordino normativo in materia, ma le considerazioni avanzate sono talvolta condizionate da una scarsa conoscenza del tema o da una valutazione imprecisa delle dinamiche e dei relativi numeri. In oltre 30 anni di legislazione in materia, i diversi governi che si sono succeduti hanno sempre confermato la logica fondante della Sanità Integrativa: rappresentare una soluzione per i cittadini, alla luce dell'impossibilità di far ricadere integralmente sul bilancio dello Stato i costi di una sanità moderna. Attualmente, la spesa sanitaria nazionale incide sul bilancio statale per circa 150 miliardi di euro, assorbendo una quota significativa degli incassi fiscali. A questo dato si aggiunge la spesa sanitaria privata degli italiani, che ammonta a quasi 45 miliardi di euro.
Inoltre, il contesto demografico impone una riflessione: gli over 65
rappresentano il 24% della popolazione e gli over 80 il 7,6%, percentuali destinate a crescere nei prossimi anni. Questo scenario evidenzia una crescente domanda di cure sanitarie, con la necessità di ingenti investimenti per sostenere l'evoluzione tecnologica in ambito medico e l'espansione costante della scienza medica, alimentata dai continui progressi della ricerca scientifica. Parallelamente, sta mutando la composizione dei nuclei familiari: il 40% è costituito da coppie senza figli e il 30% da persone sole, con un conseguente indebolimento del sostegno economico familiare, storicamente fondamentale per le fasce più giovani della popolazione. Un altro dato significativo riguarda l'occupazione: su 38 milioni di cittadini in età lavorativa, solo 24 milioni risultano ufficialmente occupati. In un contesto in cui il PIL cresce in modo limitato e il debito pubblico pesa per circa 90 miliardi di euro annui solo in termini di interessi, gli spazi di manovra economica dello Stato risultano fortemente ridotti. Di fronte a questa complessa realtà economica e sociale, appare incoerente e fuori contesto l'approvazione, da parte della X Commissione del Senato, di un emendamento sulla Sanità Integrativa inserito nel decreto riguardante le liste d'attesa. Questa scelta appare priva di una visione d'insieme e non considera l'importante contributo economico che la Sanità Integrativa offre al Servizio Sanitario Nazionale e, di conseguenza, al bilancio dello Stato. Attualmente, circa 16 milioni di cittadini, individualmente o tramite accordi aziendali, usufruiscono di forme di assistenza sanitaria basate su logiche mutualistiche e gestite da enti no profit, quali Fondi Sanitari, Casse di Assistenza Sanitaria e Società di Mutuo Soccorso. Come disposto dall’emendamento, innalzare al 30% la quota delle risorse vincolate destinate alle prestazioni parzialmente e/o totalmente escluse dai livelli essenziali di assistenza, potrebbe apparire logico, ma solo a condizione che il calcolo venga effettuato sulle effettive risorse destinate alle prestazioni.Diversamente, si tratterebbe di una limitazione iniqua dell'operatività degli Enti di Sanità Integrativa, che, essendo senza scopo di lucro, devono poter garantire la propria sostenibilità economica senza vincoli eccessivi. L'emendamento appare inoltre inadeguato per quanto riguarda le Società di Mutuo Soccorso. Imponendo a oltre 1.200 società l'iscrizione all'Anagrafe dei Fondi Sanitari, si dimostra una scarsa conoscenza della realtà mutualistica italiana e della sua storia ultracentenaria, oltre a violare il principio costituzionale della libertà di associazione. Tale vincolo comporterebbe oneri economici e organizzativi insostenibili per molte piccole società, spesso operanti su base volontaria in territori privi di servizi sanitari, con il rischio di compromettere la loro attività senza alcun reale beneficio per il sistema sanitario. Alcuni aspetti dell'emendamento risultano inoltre incoerenti con l'impianto normativo che ha storicamente regolato la Sanità in Italia, basata su tre pilastri: Sanità Pubblica, universale e trasversale; Sanità Integrativa, collettiva e mutualistica; Sanità Privata, individuale. Aprire a soggetti profit la gestione della Sanità Integrativa o attribuire agli Enti di Sanità Integrativa oneri relativi alla gestione dei malati cronici, che dovrebbero restare di pertinenza del Servizio Sanitario Nazionale, significa fraintendere il ruolo della Sanità Integrativa e compromettere la sua funzione di supporto al sistema pubblico. Per realizzare una politica sanitaria efficace e sostenibile, è essenziale che chi governa abbia una visione lungimirante, basata su dati reali e sulla comprensione delle tendenze future. Occorre evitare interventi normativi pretestuosi, ideologicamente orientati e privi di una reale valutazione degli impatti economici, sociali ed etici della Sanità Integrativa.
A.N.S.I. invita dunque i firmatari dell'emendamento a un dialogo costruttivo con gli Enti di Sanità Integrativa e le associazioni di settore, al fine di garantire un equilibrio tra sostenibilità economica, tutela della salute e rispetto del ruolo della Sanità Integrativa nel sistema sanitario nazionale e chiede il ritiro di questo emendamento. Contatti
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